Riconoscere il Gavi in una degustazione alla cieca ha chiuso in modo perfetto un weekend alla scoperta di questo vino piemontese ricavato al 100% da uve Cortese e prodotto secondo un rigido disciplinare in 11 comuni della provincia di Alessandria. Il Gavi Docg ha un sapore inconfondibile: è fresco, elegante e invecchia benissimo. Un’eccellenza enologica che si è imposta in una terra di vini rossi, risultato di un legame stretto con la zona in cui nasce. Vino e territorio vanno di pari passo e hanno una storia comune. Siamo poco distanti dalla Liguria e le famiglie genovesi, ai tempi della Repubblica, venivano qui a passare l’estate nelle dimore di campagna. Si chiamavano Doria, Spinola, Adorno, Malaspina, Grimaldi e quando si sedevano a tavola gustavano una cucina a base di pesce, carni magre e verdure. Piatti che si sposano benissimo con un vitigno autoctono come il Cortese. Un weekend permette di apprezzare sia il paesaggio, fatto di dolci colline, ville e palazzi, sia le cantine e i ristoranti dove gustare un bianco promosso fin da subito dall’aristocrazia genovese.
Il punto di partenza per un itinerario slow fra i meno tradizionali e conosciuti che porti a scoprire i dintorni, tutti facilmente raggiungibili, parte proprio da Gavi, che fu uno dei principali presidi della Repubblica di Genova oltre l’Appennino. Qui passavano uomini e merci diretti verso il porto o verso la Pianura Padana. A testimoniare questo ruolo rimane il Forte di Gavi, che domina il paese. Un altro punto panoramico da non perdere è quello della Madonna della Guardia, con un belvedere da cui è possibile riconoscere gli altri comuni e ammirare le distese di vigneti. Lungo il percorso si scopriranno tenute come La giustiniana, con una villa in stile neoclassico, e Tenuta La Marchesa che oltre a una villa del XVIII secolo, ospita un agriturismo di charme. Il viaggio prosegue fra degustazioni in cantina e la visita di un’abbazia e di un’area archeologica rimasta a lungo nascosta.
Si arriva per vedere l’Abbazia di San Remigio, a 4 km da Gavi, ma lo sguardo è attratto dai campi intorno e poi in alto dalla fila di case di Parodi Ligure. Qui una volta era tutto paludoso e gli abitanti ben presto abbandonarono la pianura. Anche l’Abbazia romanica, con qualche influenza barocca successiva, venne successivamente abbandonata ed è sconsacrata. Ora appartiene al Comune (da contattare per una visita) ed è in un ambiente suggestivo che ascolto la storia di questo grande bianco piemontese, narrata durante il Gavi Grand Tour organizzato dal Consorzio tutela del Gavi. Risale al 972, anno in cui il Vescovo di Genova assegna a due cittadini di Gavi il compito di custodire terre e boschi: le vigne già allora avevano un valore e andavano messe sotto tutela. Il documento certifica un legame antico fra vino e territorio. Un vino che nel Settecento comincerà a varcare i confini come attesta una lettera del marchese Doria in cui parla delle sue botti “da mandare in America, financo a Roma”. L’aristocrazia ligure locale sceglie il Gavi non solo per la sua tavola, ma lo fa conoscere anche oltre oceano. Oggi si producono 14 milioni di bottiglie e il 91% viene esportato in tutto il mondo.
La vista all’ingresso sull’antica città di Libarna, lungo la strada tra Arquata e Serravalle Scrivia, è sorprendente. Stupisce vista dall’alto, ma si deve pensare che quello che si ammira della città romana fondata nel 148 a.C è solo un decimo: era grande quanto 28 campi da calcio! I Romani, dopo aver conquistato il territorio, avevano costruito una strada che da Genova passava di qui per arrivare fino ad Aquileia. Un passaggio strategico per il commercio con l’Adriatico e il Nord Europa e che è all’origine di Libarna, importante città che aveva un anfiteatro di 7000 posti, il foro e le terme. Una meta sicura per chi, oltrepassati gli Appennini, arrivava in pianura. Possiamo considerarla il cuore antico del territorio del Gavi, una città monumentale in un anfiteatro naturale che rimarrà nascosta fino al 1824. Saranno i lavori sabaudi per costruire la Via Regia a portarla alla luce.
Oltre ai resti si può ammirare un mosaico che racconta un evento mitologico legato alla nascita della vite. La ninfa Ambrosia, in fuga dal re Licurgo, si affida a Dioniso che per salvarla la trasforma in una vite che soffocherà Licurgo. L’area archeologica è aperta fino a settembre (escluso agosto) e per le visite si può contattare l’Associazione Libarna Arteventi
Nel Gavi si viene per scoprire il territorio e per degustare il vino nelle cantine che hanno sale di degustazione in cui apprezzare le loro etichette. Il giro può cominciare da La Raia, un’azienda agricola che si estende per 220 ettari di cui vitati circa 65, il resto comprende boschi, piante spontanee, alberi da frutto, campi coltivati. Un ecosistema unico e all’interno della tenuta ci sono anche La Locanda che conta 12 camere con un ristorante stella verde Michelin e gi appartamenti del Borgo. La Raia è conosciuto anche per un percorso d’arte open air in cui si possono ammirare opere di artisti come Francesco Jodice, Adrien Missika e Teresa Giannico. Ad accogliere i visitatori è Mattihas Dean, che rappresenta la terza generazione. «La posizione geografica che va dalle colline alle zone più montuose consente un notevole ricambio d’aria con il vento che permette di eliminare l’umidità, soprattutto nella parte a valle dei vigneti» spiega. «Noi lavoriamo in biodinamica dal 2002 e siamo certificati dal 2007. Niente prodotti chimici quindi, solo trattamenti con rame e zolfo in modo leggero. Utilizziamo anche lo sterco di 15 capi di bovini di razza Fassona, adottando un’economia circolare in linea con il nostro percorso». Non resta che assaggiare il Gavi Docg Pisé, affinato in botti di rovere per circa 12 mesi, poi trasferito nell’acciaio e quindi in bottiglia. Il Gavi Docg Riserva Vigna Madonnina, invece, una delle prime Riserva della denominazione, è ricavato da uva raccolte a mano leggermente appassite.
Piccolo è bello si potrebbe dire a proposito della cantina Castellari Bergaglio di Rovereto, una frazione di Gavi. La cantina di una famiglia che inizia a dedicarsi al vini e al vitigno Cortese sul finire dell’Ottocento e che vede ora impegnate Silvia Scagliotti e la figlia Lucrezia Pagella. «Lavoriamo i singoli vigneti» specifica Lucrezia. «Questo significa che vendemmiamo e trasferiamo in cantina il mosto dopo una pressatura leggera, mantenendo i vini separati durante il processo di vinificazione. Una caratteristica peculiare del territorio di Gavi è il suolo, che può essere di terra rossa o bianca e a seconda di questo il vino risulta diverso». Le degustazioni si fanno intorno al tavolo nella nuova Gaviteca mentre nel Bosco di Roveri secolari dietro alla cantina, al fresco e con vista sui vigneti, sono stati disposti degli eleganti gazebo in cui si organizzano picnic gourmet. Il tutto sorseggiando le etichette Castellari Bergaglio: Ardé, Gavi spumante Docg, Tostolo, SalluVII, Fornaci, Rolanona, Rovereto e Pilin.
Villa Pomela, a Novi Ligure, è una storica villa del XVII secolo, originariamente dimora della nobildonna Giovanna Pomela Tassisto. Restaurata nell’Ottocento, è immersa nel silenzio di un parco e dotata di piscina.
Cantine del Gavi, a Gavi, nel cuore del paese. La sala ha la volte a botte, la saletta era una volta la cappella privata delle ricche famiglie che vi abitavano. Nella stagione estiva si prenota un tavolo in giardino. Nel menu i calssici della ristorazione piemontese (vitello tonnato, tonno di conosglio) fra i primi i ravioli al tocco (pasta ripiena dell’antica tradizione gaviese con sugo ristretto di carni) e il Ristotto di Gavi e parmigiano 40 mesi. Fra i secondi non mancano la tagliata di Fassona piemontese e una ricca selezione di formaggi. Tutti da gustare accompagnati da un calice di Gavi.
Piemontemare, a gavi, un nome che subito dichiara la zona di confine in cui si trova, in Piemonte ma vicino alla Liguria. È l0steria e la vineria di Roberto Ghio, produttore di Gavi Docg.
Le specialità del posto sono più di una. Non si può non portarne almeno una a casa fra i Baci di Libarna (delicati biscotti con granella di nocciole), gli amaretti e la farinata di Serravalle Scrivia, i salamini al Gavi di Tassarolo, la torta di riso di Bosio, la focaccia di Parodi Ligure, il cioccolato di Novi Ligure, il miele di Carrosio. E naturalmente i ravioli: la storia lega alla famiglia Raviolo, che a Gavi risiedeva, l’origine di questa pasta ripiena, la cui ricetta è oggi gelosamente tutelata dall’ Ordine Obertengo dei Cavalieri del Raviolo e del Gavi che da oltre 45 anni si occupa con impegno della sua promozione.