Il Roero in inverno: visita all’isola Ascheri

A tavola, in una spa, in cantina: tutto il fascino del Roero d'inverno

Dici Roero e pensi a una distesa filari, un mare verde con quelle strade strette in cima che se invece trovi la nebbia ti sembra di procedere nel vuoto, anche se le vigne sono sempre lì e non le vedi. D’inverno è tutto diverso, il fascino sta nel vedere la terra e i suoi colori, appezzamenti color ocra, di un marrone più o meno intenso. Una terra che si è cominciato a lavorare a fine Ottocento, come racconta bene il libro Vite di Langa e Roero di Carlo Petrini e Paolo Tibaldi (Slow Food Editore), che ha visto la malora (la miseria) e poi a poco a poco il crescere di un’esperienza enologica che si è fatta strada nel mondo con il Nebbiolo, il Barbaresco e la Barbera.

Il Tanaro divide le Langhe dal Roero: di là Alba, di qua Bra dove si concentra questo giro che dimostra come per visitare questa zona del cuneese non c’è stagione che tenga. Fuori fa freddo? Ci si rifugia al caldo di una spa. È una giornata di sole? Con la bici si può fare un giro fra i filari, una passeggiata a La Morra dove il belvedere affaccia su un mosaico di vigne e paesi, Barolo, Monforte, Serralunga d’Alba. O si può entrare nella Chiesa SS Trinità, in centro a Bra,  esempio di barocco piemontese, interamente ricoperta di stucchi fatti da artisti di Casa Savoia, gli stessi poi chiamati a lavorare a Palazzo Madama e a Stupinigi.

«Una volta qui c’era il mare e nel terreno si trovano conchiglie e fossili» racconta Maura Boccato, moglie di Matteo Ascheri delle Cantine Matteo Ascheri. «Il paesaggio del Roero è diverso da quello delle Langhe con cui confina, quello è più dolce, questo è boschivo, con canyon che mostrano le caratteristiche di una terra le cui sostanze danno ai vini del Roero il loro carattere particolare».

A Bra in visita da Ascheri, l'unica cantina urbana

Bisogna immaginarsi Bra come era un tempo, con centinaia di cantine, il mercato delle uve, i carri che andavano alla stazione. Era un altro mondo perché nell’evoluzione della civiltà contadina le cantine a poco a poco si sono spostate dal centro di questa cittadina di 30.000 abitanti nelle campagne. Ne è però rimasta una, significativamente non distante a piedi dalla stazione e comoda da raggiungere anche in treno. È quella di Ascheri, l’unica cantina storica urbana. La si visita al piano terra mentre sopra c’è l’Albergo Cantine Ascheri e una Spa avveniristica su tre livelli, con una vasca esterna che luci soft illuminano e colorano verso sera.

L’isola Ascheri, appartata per godersi il silenzio ma nello stesso tempo a due passi dal centro, lascia il segno a chi decide di vivere un’esperienza di enoturismo durante un weekend di benessere. C’è tutto, anche la possibilità di gustare i piatti della tradizione perché scesi dall’albergo, all’interno della grande corte, l’Osteria Murivecchi accoglie gli ospiti con un menu che cambia ogni settimana.

 

Una scelta di equilibrio, in cantina e nelle vigne

Le Cantine Ascheri, fondate nel 1880, sono oggi alla settima generazione: ci sono Matteo Ascheri con i figli Andrea  e Giuseppe. Matteo ha deciso di ridurre al minimo gli interventi in cantina per sottolineare la riconoscibilità del vino e, appassionato di musica, considera i suoi vini unplugged, così come succede nella musica acustica – unplugged appunto – dove l’assenza di elettronica esalta la voce e il suono. La scelta è tecnica e non di carattere commerciale, così come è una scelta ben precisa quella di avere 47 dipendenti  (trattoristi, operai agricoli, tecnici e cantinieri) tutti  assunti, alcuni da oltre 25 anni, cosa che in langa non è scontata. Rapporti che durano a lungo, che garantiscono una vita migliore e danno sicurezza. Come lunga è anche l’intesa con l’agronomo Edoardo Monticelli (dal 1999) e con l’enologo Giuliano Bedino (dal 1996).


Ciascun lavoratore è responsabile del “suo” vigneto, tanto che durante la vendemmia, rigorosamente manuale, ogni cassetta ha il nome di chi ha raccolto le uve. Costa di più assumere, certo, ma in questo modo si affida la cura dei vigneti a una squadra che interviene sempre al momento giusto nel corso dell’anno, quando la vite lo richiede. Una scelta etica, che dà certezze e stabilità a chi lavora e rispetta le esigenze delle vigne curate passo passo. Si tratta di 40 ettari di vigneti con una produzione di 240.000 bottiglie, la metà circa di Barolo. 

 

Oltre l’azienda: Cantine Matteo Ascheri si guarda intorno

Su 19 dipendenti impegnati tra campagna e cantina, due sono stati assunti come lavoratori agricoli grazie ad Accademia della Vigna, progetto di Weco-Impresa Sociale che unisce formazione e lavoro offrendo un impiego etico e socialmente sostenibile. Un terzo collaboratore è entrato nella famiglia Ascheri in cantina in base ad un progetto che inserisce nel mondo lavorativo persone con diversa abilità. Inoltre, grazie alla sinergia con 8pari, cooperativa che promuove l’inserimento sociale e lavorativo di persone con disabilità fisica o mentale, in cantina vengono ospitate una volta al mese 2 persone accompagnate da un tutor per svolgere varie fasi di lavoro. Alla cooperativa 8pari, che si sostiene anche attraverso la vendita delle bottiglie donate dalle aziende che ne condividono la missione, si è scelto di dedicare il Metodo Classico, che porterà  il nome Metodo Classico 8pari e all’iniziativa viene destinata una percentuale sulle vendite dirette del vino stesso.

 

Una Spa tutta da scoprire

L’albergo Ascheri ha tutto per farsi ricordare, perché è un hotel di design che richiama i luoghi in cui è stato voluto e pensato: il cuoio, per esempio, è un omaggio alle vecchie fabbriche della concia che fecero di Bra una città ricca e fiorente alla fine del 1800; la malta che ricopre le facciate dell’edificio è un rimando alla terra e a chi la lavora. Nelle camere sono stati inseriti nel muro dei cannocchiali, un invito a guardare fuori, per vedere la ciminiera di una fornace, le colline o le montagne.
E anche l’Ascheri Spa Gallery non poteva che essere un mix di colori e materiali che si inserisce all’interno dell’hotel in maniera perfetta. Acqua, silenzio, i vapori del bagno turco ovoidale, il caldo della sauna, la vasca con l’acqua a sfioro intorno a cui passeggiare per una massaggio plantare, la stanza sensoriale dove mettersi seduti, piedi nell’acqua, e lasciarsi cullare dalla musica e dagli aromi che accompagnano la proiezione di immagini. Un’esperienza immersiva in cui la mente si rilassa e il corpo recupera energia. Si ritorna a casa  e l’inverno sembra già più breve. Merito del vino, della tavola, della bellezza di un territorio con una lunga storia alle spalle? È tutto questo insieme che rende vincente la scelta di un soggiorno in cui conta però anche la visione di una famiglia che lavora con una prospettiva lunga, mettendo in pratica i valori in cui crede. E che ripagano sia in cantina sia nell’ospitalità.

DOVE DORMIRE

Cantine Albergo Ascheri, Via G. Piumati, 25, Bra (Cn), tel. 0172430312.
Come arrivare
In auto da Milano
A7 Milano Genova/A21 Direzione Torino Uscita Asti Est /SS231 verso Bra
In auto da Torino
A6 Torino- Savona Uscita Bra

 


DOVE MANGIARE

Osteria Murivecchi (Via G. Piumati, 19, Bra). Comode sale con tavoli grandi e in tavola arrivano porzioni generose. Non mancano i tagliolini conditi in diversi modi. Bello il dehor esterno.

Osteria More e Macine (Via XX settembre 18, La Morra). Ambiente informale a due passi dal Belvedere di La Morra, con una buona selezione di vini e formaggi.


SE HAI PIÙ TEMPO

A Bra ci sono 23 macellerie, quindi si può tornare a casa con la spesa, dopo aver preso un aperitivo speciale e aver visitato il centro e i dintorni. Insomma vale la pena organizzarsi per un long weekend.

Macelleria Urbana (via Vittorio Emanuele II 10). Qui si può comprare la salsiccia di Bra, da mangiare cruda, e tanti altri tagli di carne Fassona di Razza piemontese. Cristian, Giampiero e Franco, coadiuvati da Barbara ed Erica, sono molto crestivi e da loro si può gustare il sushi fatto con la salsiccia! Ogni macelleria per la salsiccia di Bra ha la sua ricetta ed è segreta.

Giolito (via Montegrappa 6) In questo negozio si trova, oltre alla toma di Bra, una selezione di formaggi di mucca e di capra, compresi quelli stranieri. Ha una sala degustazione ed è un luogo di affinatura dei formaggi con un caveau di tutto rispetto. L’attività di Giolito Formaggi nasce nei primi anni del ‘900 quando la nonna Mariet, raccoglieva i prodotti delle vallate e li distribuiva nei mercati locali e in quelli liguri, da cui partivano le navi per le Americhe.

Bar Pasticceria Converso (via Vittorio Emanuele II 199). Un luogo, un rito, dove ritrovarsi per la colazione, l’intervallo pranzo e l’aperitivo. Il laboratorio della pasticceria dolce e salata produce tutto quello che poi si trova in negozio: piccola pasticceria in crema e secca, savoiardi, brutti e buoni, caramelle genziana e menta, torte gianduia, pere caramellate. Quanto al salato, ci sono i panini semidolci, il pan carrè dei tramezzini e dei toast, i croissant salati, focacce e pizzette, salatini di sfoglia e canapè. L’aperitivo speciale? I bignè salati dentro cui viene messa la salsiccia di Bra serviti con un calice di bollicine
Da gustare in un ambiente nato ai primi del Novecento, arredato con le boiserie originali e i mobili in legno di ciliegio e che fa parte dei Locali Storici d’Italia.


PER SAPERNE DI PIÙ

Il sito Langhe, Monferrato e Roero  informa su esperienze ed eventi
Ogni due anni a Bra si tiene Cheese, importante evento internazionale dedicato al formaggio, durante il quale nelle vie di Bra ci sono gli stand con gli espositori. In programma, degustazioni e convegni.

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