Di lago in lago in Valle Stura

Diciamolo subito: se vai nel cuneese (la provincia granda, chiamata così perché è molto estesa) le probabilità di mangiare bene sono elevate, che sia un rifugio o un ristorante. E si può tornare a casa con provviste di prima qualità, dal pane alla carne, dalle uova alle verdure. C’è poi da fare un’altra premessa. La Valle Stura, tra le Alpi Marittime e le Cozie, ha il pregio di non essere turistica e i posti sono autentici, con un’avvertenza: in settimana, fino a Vinadio, si incrociano i tir che  trasportano l’acqua Sant’Anna allo stabilimento. Si creano code in prossimità di un paio di semafori, le strade sono strette, con l’abitato di Demonte fra i più penalizzati dal loro passaggio. È un problema annoso che ora si pensa di superare con una variante che dovrebbe creare un percorso alternativo, il paesaggio non ci guadagna, ma per chi vive qui è l’unica soluzione possibile. Questo però non toglie nulla alla bellezza della valle, chi ama la montagna trova tanti percorsi a piedi e in bici, montagne maestose, rifugi ben gestiti, un eco museo di prim’ordine, macellerie e panetterie di qualità.

La sosta da fare è al centro visitatori  Porta di Valle in via Nazionale 17, a Demonte (Cn), dove fare man bassa di materiale nella sede oppure consultare il sito. A settembre gli eventi sono tanti, dalla Festa della mietitura del grano a Sambuco il 13 settembre alla visita di Palazzo Borelli a Demonte, con uno spazio dedicato alla scrittrice Lalla Romano, originaria di qui. Ecco quello che ho provato in 5 giorni di soggiorno.

Tre borghi da vedere

A Rittana la Borgata Paraloup, a 1400 m, sede della prima banda di Giustizia e Libertà dove militarono Nuto Revelli, Duccio Galimberti, Dante Livio Bianco, è l’esempio di un interessante progetto di recupero architettonico della borgata promosso dalla Fondazione Nuto Revelli e ora qui ci si può fermare a dormire, mangiare o assistere a uno spettacolo nel teatro all’aperto.

A Pietraporzio c’è l’Ecomuseo della Pastorizia, con immagini e testi che ripercorrono la storia del recupero della pecora sambucana, razza autoctona della valle, che negli anni Ottanta rischiava di scomparire mentre ora si contano 5.000 capi. Ci sono video e uno shop con parecchio materiale omaggio interessante e in vendita capi in lana realizzati in collaborazione con il Lanificio Piacenza. Si può anche acquistare la lana grezza che ha un valore terapeutico se usata in inverno contro dolori al collo o alla schiena. Poco distante dal paese, scendendo, ci si può fermare al Saponificio Rose & Caprioli, che vende saponi, profumi e stelle alpine.

A Sambuco si va per sedersi nella piazza con vista sui prati e fare un giro fra le case in pietra e le meridiane dipinte sui muri. Qui ci si può anche fermare prenotando un soggiorno presso l’Albergo della Pace, dotato di Spa e di un ristorante dove poter gustare l’agnello sambucano. Ottima anche la vicina Racletterie La Meridiana.

5 escursioni da fare

1. Ai Laghi Roburent
Un giro molto bello parte dal Colle della Maddalena, il colle della transumanza che fino agli anni Sessanta vedeva il passaggio di greggi, e porta a due laghi. Non ci sono rifugi, il primo tratto è tutto in salita e bisogna partire con una buona scorta d’acqua perché anche se si parte e si arriva in alto è tutto esposto al sole.

2. Ai Prati del Vallone
Per stare al fresco d’estate e non faticare troppo
è perfetto il Rifugio Johr. Si parte da Pontebernardo, al vertice di un tornante si prende la deviazione a sinistra, imboccando una strada che porta in 5 chilometri ai Prati del Vallone (500 circa il dislivello). Fin qui in realtà si può arrivare in auto, ma se la meta finale è solo il rifugio allora si può salire anche a piedi (5 km) e non perdersi la vista di magnifiche farfalle all’inizio del cammino e delle marmotte in vista del rifugio. Da qui si può proseguire fino al Rifugio della Lausa (2404 m, è privato e bisogna farsi dare le chiavi all’albergo Barricate di Pontebernando).
Il pranzo al rifugio è ottimo, fanno tutto loro in casa, dalla polenta alle carni ai dolci. Si sta al fresco, ci sono comode sdraio tutto in un ambiente “come era una volta”, spazi aperti, una fontana, self service dopo aver prenotato quello che si è ordinato con il vassoio che esce pronto dalla cucina.

3. Al lago di San Bernolfo
Un altro giro facile facile e all’ombra è quello che parte poco sotto il villaggio di San Bernolfo, tutto di case antiche, e sale sempre in leggera salita ma all’ombra fino ad arrivare al Rifugio Laus e quindi al lago. Fino a qui è una passeggiata (200 m il dislivello) chi prosegue per fare tutto l’anello impiega 3 ore e mezza con più di 1000 m di dislivello.

4. L’anello del Santuario di S. Anna di Vinadio
È un giro lungo lungo, con ampi tornanti, che arriva fino al Passo di S.Anna e porta ai Laghi Lausfer, sul versante francese: 3 ore e mezza il giro per 660 m di dislivello. Da non perdere l’interno del Santuario con il pavimento inclinatissimo.

5. Al Rifugio Malinvern e la lago omonimo
Una grande fontana, un lariceto, pascoli e il Rifugio Malinvern-Città di Ceva, poco più di 350 m di dislivello per godersi la montagna senza troppa fatica.

Tutte le escursioni si trovano nell’ottima Guida La Valle Stura di Demonte e la Val Grana di Gian Vittorio Avondo (Lar editore). Io l’ho acquistata al negozio che si trova nel parcheggio del Colle della Maddalena.

DOVE DORMIRE

Si chiama Notte Stellata, ha solo due camere (che diventeranno tre appena ultimata un’altra ala di fronte al corpo principale). Barbara, Giancarlo e il piccolo Lucio sono di un’accoglienza rara. Curano l’ospite occupandosene senza essere invadenti, in modo naturale, esattamente all’insegna del loro stile di vita, basato sull’autoproduzione. Hanno galline (sono venuta via con le uova), api (miele in vendita), un orto in cui io ho scelto prima di partire porri, patate, fagioli di montagna, fagioli mascherina, pomodori, coste. Non solo. A parte la simpatia di tutti, compreso il cane Patù che non si stanca mai di farsi coccolare, al soggiorno si può abbinare una seduta di riflessologia nello studio di Barbara, naturopata e riflessologa .

Sono venuta via con consigli di tisane per l’autunno, tanti risvegli con colazioni che prevedono l’uovo, se si vuole, succo di mele, yogurt e formaggio locali, prosciutto, frutta, marmellata fatta in casa, pane fresco. Cosa si può volere di più? La vita di campagna per qualche giorno con chi la campagna la vive e la lavora, contento di fare quello che piace (Giancarlo è un ex guardia parco) e per questo si è contagiati dalla loro serenità, oltre che dall’apertura e curiosità verso chi si trova a passare qualche giorno con loro. Il B&B si trova a Gaiola e ha un altro pregio. È a due passi dal panificio La fame, dalla Macelleria Bruna e dall’Osteria Il Mulino delle Ortensie. Quindi anche chi non prende ogni giorno l’auto per andare in giro a camminare nell’Alta Valle può godersi il soggiorno nella parte iniziale della Valle Stura.


DOVE MANGIARE

L’Osteria del Mulino delle Ortensie, a Gaiola, con giardino all’aperto coperto in caso di pioggia, ha menu fisso, ma con le porzioni giuste per apprezzare tutto: 3 antipasti, un primo, un secondo e il dolce (Io ho gustato un flan al blue – formaggio- con cipolla caramellata, lardo con una specie di gnocco fritto, ma qui il nome è diverso, gnocchi al sugo di capriolo, cheesecake alla pesca. Servizio accurato, tavolo con tovaglia e calici per apprezzare i vini della cantina.

Ortiche, bistrot di montagna a Pontebernardo, gestito da Irene ed Elisa in un borgo di 19 abitanti, lo stesso dove c’è l’Ecomuseo della Pastorizia. Vini naturali, taglieri di salumi e formaggi e i cruset, tipici della valle, una pasta la cui forma ricorda le orecchiette. E accanto c’è La Caparbia di Silvia, salumeria artigianale, dove acquistare salumi fra cui quelli della pecora Sambucana, presidio Slow Food.


SE HAI PIÙ TEMPO

Fai un salto nel negozio dell’Apicoltura bio Fossati, a Sambuco. Oltre ai prodotti dell’alveare, dal miele di tarassaco a quello di rododendro, puoi fare apiterapia nell’apiario poco distante.


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